La versione di Snoopy

Benvenuti nella rubrica speciale di Luca Giustinelli, l'intellettuale della porta accanto. Qui, la passione per la storia, lo sport e la politica si fonde con una riflessione libera sui grandi temi dell'esistenza. Se non ti accontenti dell'ovvio, sei nel posto giusto.

"MA COME TE VA?"

Qualche giorno fa parlavo con un mio amico e gli raccontavo un mio progetto.
Pieno di entusiasmo gli parlavo di impegno sociale, di disabilità, mi infervoravo insistendo sull’inclusione e sulla necessità dell’integrazione.
Lui mi ha guardato, ha taciuto, ha fatto una pausa e mi ha detto: “ma come te va?”.
Questa breve frase, apparentemente innocua, ha un potenziale distruttivo che non ha eguali non solo nel vocabolario italiano, ma neanche in qualsiasi vocabolario del pianeta.
Queste quattro semplici parole possono interrompere, o impedire che nascano, carriere, relazioni personali, progetti, sogni.
Di fronte al “ma come te va” nessuno può rimanere indifferente.
Tutti noi, che in un modo o nell’altro dipendiamo dall’approvazione degli altri, accusiamo terribilmente il colpo e perdiamo certezze e autostima.
Così, in circostanze che normalmente ci vedono brillanti, appariamo goffi e timorosi.
Quindi può capitare che uno qualsiasi dei nostri ragazzi incontri un amico e gli dica con fervore:
“sto uscendo con una ragazza!”
l’altro lo guarda, tace, fa una pausa e gli dice:
”ma come te va?”
e l’amico va nel panico, il bisogno di approvazione lo uccide e, provando a resistere al dolore che lo dilania, tenta di resistere e balbetta un “...ma è quella carina, quella bionda con i capelli lunghi…”
silenzio, pausa e… ”ma come te va?”.
Il secondo è letale nessuno può sopravvivere.
La frase, volutamente indefinita, toglie certezze su tutto.
Come te va cosa?
Di sprecare un pomeriggio con quella ragazza?
Di sprecare un pomeriggio con una ragazza?
Di uscire di casa?
Di alzarti la mattina?
Di continuare a vivere?
E il ragazzo, come molti di noi, entra in crisi.
In questo mondo governato dai “like”, ormai tutti dipendiamo dall’approvazione degli altri e siamo vittime in modo diverso della disapprovazione.
Esistono tantissimi tipi di vittime:
c’è il saltellante, che non sopporta il dolore causato dal missile e cerca disperatamente di cambiare discorso anche con argomenti che non conosce spesso in modo totalmente inopportuno.
Di questa categoria esiste anche un’ala violenta che reagisce attaccando per non lasciarti parlare:
“e allora tu?” ”eh?eh?” “e tu invece?”
C’è quello liquido, il pongo che aderisce immediatamente e totalmente alle argomentazioni dell’altro.
Ci sono molte altre tipologie di vittime fra cui una, la più rara, difficilissima da trovare: il giapponese.
Il giapponese prende il nome da quei soldati giapponesi che negli anni ‘70 furono trovati, a trent’anni dalla fine della guerra, in assetto da combattimento a difendere posizioni su isole sperdute.
Il giapponese considera una questione d’onore difendere le sue idee e i suoi valori, e ferito ma non morto, continua a combattere fino allo stremo delle forze.
Capita quindi che scenda in campo e parli con un lanciatore di missili:
“Lo sai stiamo organizzando una web radio…”
Silenzio, pausa...”ma come te va?”
Il giapponese vacilla, ha davanti un bivio, da una parte la strada rassicurante della resa che lo libererebbe dal dolore, dall’altra quella buia, piena di buche e di curve.
É sanguinante ma ancora in piedi e non si arrende e decide di combattere.
“E’ un bel progetto, collaborano persone motivate e preparate…”
Silenzio…
Il silenzio è incoraggiante, non è disapprovazione. Potrebbe essere un buon segno.
Il giapponese riprende fiato e rilancia:
“Avremo ospiti importanti, parleremo di musica, di sport…”
“Ma avete una buona attrezzatura?”
Una domanda…
Per il giapponese una domanda è il massimo.
Non solo non c’è disapprovazione ma c’è interesse. E felice riprende:
“Ma certo! Microfoni professionali, mixer, collegamenti telefonici…”
Sguardo, silenzio, pausa, “ma come te va?”
E non se ne esce,
Perché per il lanciatore è una questione di sopravvivenza. Il lanciatore deve alleviare la sofferenza che ha dentro per tutte le sue rinunce, per la paura di rischiare che ha distrutto i suoi progetti, per i suoi sogni svaniti, per le amicizie interrotte e gli amori mai nati. E deve colpire, distruggere sempre, diffondere il virus per non soccombere sotto il peso della sua vita mai vissuta.
Ma in questo caso deve rassegnarsi perché ha davanti un giapponese e i giapponesi come noi non si arrenderanno mai!

luca_giustinelli@yahoo.it