Ho sempre considerato il calcio come una opportunità. Non per guadagnare denaro, o fama, o considerazione, ma per stare bene insieme a belle persone con la mia stessa passione e, soprattutto, per adottare un linguaggio che mi permettesse di dialogare con generazioni diverse, con uomini e donne di classi sociali diverse dalla mia, con culture diverse, nati in paesi lontani. Il calcio ha rappresentato un denominatore comune con tante persone che, nella loro diversità, hanno trovato il modo di essermi vicini, di condividere gioie e dolori che, immancabilmente, fanno parte del nostro camminare sulla strada della vita.
Una delle avventure più belle, che mi ha regalato emozioni, amicizie, soddisfazioni è stata quella iniziata nel 2013 a Colleferro, dove ho conosciuto una realtà sportiva, creata da quelli che poi sono diventati i miei migliori amici. Arrivo per motivi professionali e mi innamoro della città lepina per motivi sportivi. Mi metto a disposizione (come faccio sempre) per “dare una mano”, un suggerimento, “buoni consigli” come direbbe De Andrè, e aiuto a piantare un seme, piccolo, apparentemente insignificante, che segnò la rinascita di un progetto che parlava da subito di valori, di uomini che sapevano parlare guardandosi negli occhi, di ragazzini che se avessero giocato a pallone non si sarebbero persi dietro ai pericoli e alle seduzioni della strada o del “muretto”. Nel 2018 finisce la mia storia lavorativa e torno ad Albano. Ma non finisce l’amicizia e un pezzetto di cuore rimane attaccato al gommato del Palaromboli, il Palazzetto dello Sport di Colleferro.
E quando il mio amico fraterno (o il mio fratello amico) Paolo Forte ha preso la Coppa vinta dai suoi ragazzi, è venuto in tribuna e ha voluto fare una Foto con me, davanti agli occhi mi sono passate le immagini di cinque anni indimenticabili. Ho visto in campo bambini diventati giovani atleti, giovani diventati uomini e uomini con qualche chilo in più e qualche capello in meno che ridevano e piangevano felici di qualcosa che avevano conquistato e che andava ben al di la della Coppa che brandivano.
Questa è la forza dello sport. Anche se le strade si dividono, anche se in campo vestiamo maglie diverse, anche se la distanza non ci permette di fare colazione insieme come una volta, il legame che ci unisce è una delle cose più belle che un uomo possa desiderare. E questo non può non farmi felice.
Aggiungi commento
Commenti