Biologo, ricercatore, ma soprattutto Allenatore di calcio a 5. Un passato in campo, un presente in panchina, una passione per il pallone che viene da lontano, da una famiglia che ha scritto una pagina importante di football e nel football.
Enrico, quanto ha influito la tua storia famigliare nella scelta di dedicarti al calcio?
“In realtà il calcio a 5 è arrivato quasi per caso. Sia mio padre che mio zio hanno lavorato nel calcio, ma io, fino a 16 anni, giocavo a pallacanestro. Poi ho provato, quasi per scherzo, nell’Albano Calcio a 5, dove c’erano dei miei compagni di scuola.
Mi sono trovato benissimo e, dopo un anno di doppia attività, ho scelto il Futsal anche perché, a fine stagione, stato chiamato nelle giovanili dell’Intercart Genzano, formazione che, all’epoca, militava in Serie A.”
Oggi ti senti uno scienziato prestato al calcio o un calciatore prestato alla scienza?
“Il Futsal é per me l’hobby più bello del mondo e, quindi, gli dedico molto tempo e altrettanta passione. Mi sento più un ricercatore prestato al Futsal anche perché, dietro al lavoro che cerco di proporre c’è tanto studio e, soprattutto, metodo. La formazione scientifica di sicuro aiuta !!!”
Come nasce la tua passione per il futsal?
“Una passione nata per caso, venendo da un altro sport, ma poi cresciuta sempre di più, prima giocandolo e poi come allenatore dei portieri e tecnico. La svolta é stata la vittoria della coppa Italia di C1 con l’Albano nel 2002. Io, ragazzino della categoria Allievi (oggi Under 17 ndr) sedevo in panchina nella gara di Finale, una emozione indescrivibile! In quella occasione le parate di Flavio Ciattaglia, il portiere titolare, mi hanno messo addosso una carica così grande che, da quel momento, non ho sognato di fare altro.
Tra l’altro, lo stesso Ciattaglia in seguito è stato mio allenatore e quello che ho appreso in questo ruolo, lo devo in gran parte a lui.”
Quando decidi di diventare un portiere?
“Durante le vacanze estive con gli amici giocavo a “calcetto” (uso questo termine perché eravamo molto improvvisati ed io mi mettevo in porta perché con le mani ci sapevo fare).
Quando ho iniziato a giocare a Futsal in modo più organizzato, è stato un passaggio naturale, un amore a prima vista, ed in porta mi sono trovato davvero a mio agio. Tra i pali provi la sensazione che sia un ruolo speciale, davvero unico! Regole diverse e grande responsabilità che fanno, come dicevo prima, del portiere un giocatore particolare, unico nel suo genere.”
Come hai vissuto il passaggio dal campo alla panchina?
“Onestamente senza grossi traumi. Ho, purtroppo smesso presto di giocare, a soli 29 anni, a causa di due interventi al ginocchio. Inoltre, il lavoro mi impediva di allenarmi in categorie importanti, dove le sessioni di allenamento si svolgono anche e soprattutto la mattina ed il primo pomeriggio. “
Ho approfittato del periodo lontano dal campo per la riabilitazione dopo l’intervento al secondo crociato, per conseguire il patentino allenatore. Ho iniziato con le prime panchine nelle squadre del territorio, affiancando, comunque, il ruolo di preparatore dei portieri. Poi, dal 2020 in poi, mi sono focalizzato solo sulla formazione degli estremi difensori. Una scelta confermata dalla fiducia che mi hanno accordato tante società nelle quali ho successivamente lavorato.”
Perché hai scelto di entrare nello staff del Settore Giovanile e Scolastico?
“Tutto nasce da un tirocinio svolto nel 2022 presso il Centro di Sviluppo Territoriale di Futsal al PalaOlgiata. Colgo l’occasione di ringraziare chi, all’epoca, mi ha dato questa opportunità. Con i portieri ricordo che lavorava David Patrizi (Roma Futsal 1927), per me un punto di riferimento sotto tanti punti di vista, soprattutto a livello metodologico. A questo si aggiunge sicuramente la ferma convinzione che l’Evolution Programme e la metodologia SGS siano veramente efficaci nella formazione dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici e quindi ho sposato con grande entusiasmo questo progetto.”
Qual è la cosa che più ti piace dell’essere allenatore?
“Tra portiere ed allenatore si crea, nella maggior parte dei casi, una empatia che è difficile spiegare. Si instaura un rapporto di fiducia e, se i ragazzi ti seguono, si vede realmente una crescita.
Non ritengo, comunque, che ci sia un modo giusto o un modo sbagliato di allenare. La percezione di far bene viene dai feedback che ricevi, soprattutto da quelli relativi allo stile di conduzione. È quello che ti regala le più grandi soddisfazioni.
Qualche giorno fa, nell’ambito delle AST, ho avuto modo di allenare i portieri Under 11 dell’Albano calcio a 5. Una esperienza bellissima, con i ragazzi che, felici, hanno riportato la loro gioia anche quando sono tornati in famiglia, come mi raccontava un dirigente del Club.
Allenare non vuol dire solo trasmettere nozioni tecniche, ma anche condividere entusiasmo e passione per questa bellissima disciplina e quando ci si riesce nelle Scuole Calcio e nei Settori Giovanili, è una soddisfazione indescrivibile.
E cosa pensi che ci sia da migliorare nel mondo del futsal?
“Fortunatamente stiamo assistendo una fase di evoluzione, sia nel maschile che nel femminile, con tanti giovani che si stanno affacciando con minutaggi importanti nelle prime squadre. Penso alla Lazio, che è riuscita a portare in Nazionale Under 19 ben tre giocatori, e a tante altre squadre, sia maschili che femminili, che hanno visto crescere in maniera esponenziale la qualità dei propri atleti. Questo significa che nei settori giovanili si lavora sempre meglio e con sempre maggiori risultati. Vedere ragazzi che dal CST raggiungono le nazionali è sicuramente una iniezione di fiducia per tutto il movimento. Per quanto riguarda il portiere, si sta consolidando il coinvolgimento tattico dei numeri uno che non si limitano più a difendere solo la porta, ma partecipano anche alla costruzione delle trame di gioco. Questo comporta anche un adeguamento del modo di allenare, che, necessariamente, deve integrare il lavoro podalico e la gestione delle palle in attacco e del gioco di movimento in generale.
Penso che la strada per migliorare passi nell’ insistere nell’ investire concretamente nel settore giovanile.”
Sei nello staff della Rappresentativa Under 17. Quali sono le aspettative per il TDR?
“Ringrazio Roberto Montenero per avermi voluto con lui nello staff della Rappresentativa U17, oltre che confermarmi al CST. Il Lazio è campione in carica, ma confermarsi è sempre difficile. Posso dire che tutti i ragazzi convocati vengono con una disponibilità enorme e mettono davvero tanta intensità nel lavoro. Siamo ormai prossimi alla scelta della rosa definitiva e purtroppo rimarranno fuori tanti ragazzi bravi che avrebbero meritato di essere tra i protagonisti al prossimo Torneo delle Regioni ma che, per questioni regolamentari, non possiamo portare avanti, considerando anche che, nella selezione, abbiamo dato priorità ai giocatori nati nel 2009. Nel Lazio abbiamo fortunatamente la possibilità di scegliere su un gruppo di giocatori molto ampio e, anche per quanto riguarda i portieri, confermo che ci sono diversi ragazzi su cui puntare.
Come staff ce la metteremo davvero tutta per consentire ai ragazzi di arrivare in fondo alla competizione.”
Un augurio di Enrico Scalchi alle ragazze e ai ragazzi che allena?
“Beh, non posso che augurare a tutti di raggiungere gli obiettivi personali e sportivi che si sono prefissati, dando comunque importanza non solo all’aspetto prettamente calcistico, perché, prima di essere giocatori, è fondamentale essere Uomini o Donne corretti.
Spero che tutti i ragazzi/e passate per il CST possano raggiungere in un futuro le squadre nazionali. Nel Lazio c’è tanta qualità, anche grazie ai tecnici e preparatori dei portieri presenti. Un pensiero particolare va a tutti i ragazzi dell’Eur Massimo, della Roma Futsal 1927, dello Sporting Marconi, del network Lazio e di tante altre società e colgo l’occasione per fare i complimenti a Flavio Pasqualini, 2009 della Roma 3Z e della Rappresentativa Under 17, per la fresca convocazione ai Futsal+, l’anticamera della maglia azzurra.”
Marco Giustinelli - Direttore Forum 511
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