David Calabria. Un intellettuale che ha saputo unire cultura e sport. Dai pali delle porte di futsal, agli studi universitari, ai libri, alla formazione in campo e in aula. Un gentiluomo che passa disinvoltamente dalla panchina al microfono, raccontando e insegnando un calcio basato sui valori, ma anche sulle vittorie che ha saputo collezionare da giocatore prima e da allenatore poi.
Un palmares invidiabile con titoli che vanno dal Mondiale universitario, agli scudetti, alla conquista del titolo italiano al Torneo delle Regioni in tre categorie diverse, all’ultima soddisfazione in campo femminile, con la conquista della Serie cadetta con le sue ragazze di Progetto Futsal.
Andiamo quindi a conoscere il pensiero dell’uomo e dello sportivo del momento.
Mister Calabria, se dovessi mettere in ordine di importanza, per quello che ti riguarda, lavoro, famiglia e sport, come li piazzeresti su un ideale podio e perché?
“È difficile, se non impossibile fare una classifica. Posso classificare il lavoro come la testa, la famiglia come il cuore e lo sport come i sentimenti. Se, però, ci ragioniamo un po’ più a fondo, non possiamo non considerarli come elementi interscambiabili. Nessuno dei tre elementi può fare a meno di cuore, testa e sentimenti. Potremmo, scherzando, definirla una vera e propria classifica avulsa.”
Campioni si nasce o si diventa? E quanto influisce un bravo allenatore?
“ La genetica del Campione ha sicuramente una rilevanza fondamentale. C’è sicuramente il Campione che si costruisce, come Cristiano Ronaldo, oppure il genio "naturale" alla Lionel Messi. Al miglioramento ci si può chiaramente lavorare, ma alla base ci deve essere quel qualcosa di magico nel dna che solo la natura può dare. Un bravo allenatore è quello che permette quel salto di qualità che fa diventare un Campione quello che, comunque è un ottimo giocatore. E quello che ha fatto la fortuna di tanti atleti in tanti sport, è stato trovare un allenatore che ha permesso una significativa accelerazione sia dal punto di vista motivazionale che prestazionale.”
Da qualche anno ti sei dedicato al futsal femminile. Quali sono le principali differenze con il maschile?
“Le differenze sono essenzialmente nel ritmo e nel fisico, ovviamente. Dal punto di vista dell’allenatore, se ci caliamo nel futsal moderno, le due categorie non sono poi così distanti. La crescita costante della componente legata alla tecnica individuale nelle ragazze limita le differenze reali, appunto, a intensità e fisico. Per il resto, a mio parere, non esistono reali differenze. È ovvio che interviene anche la sensibilità, che è una peculiarità del mondo femminile e che deve essere tenuta in giusta considerazione sia nella gestione del gruppo che in quella della singola atleta. Sulla base della mia esperienza sono portato, però, ad affermare che il gap si sta riducendo progressivamente.”
Nell’ambito di un progetto sportivo, per te, Mister, è più importante il percorso o l’obiettivo?
“Dal mio punto di vista, sicuramente l’obiettivo. Che può essere la sommatoria di tanti microobiettivi, ma è, comunque, decisamente l’obiettivo quello che conta veramente. Si parte dall’obiettivo per costruire la strada per arrivarci. In un viaggio non è importante la strada o il mezzo che usi per arrivare alla meta, ma la meta stessa. Partire in un progetto con un obiettivo chiaro e definito, ci permette anche di calibrare i mezzi a disposizione per raggiungerlo, strutturando un insieme di microobiettivi, che, come dicevo prima, ci danno la misura della strada percorsa. Non avere un obiettivo chiaro significa, il più delle volte, rendere poco lungimirante il percorso stesso.”
Com’è lo stato di salute del Futsal nel Lazio?
“C’è ancora molto da lavorare. L’incremento di squadre del Settore Giovanile di Calcio a 5 femminile ci fa sperare in un futuro decisamente roseo. Ad oggi stiamo iniziando a colorarlo. Siamo ancora lontani dal risultato sperato, ma le prime tracce di colore cominciano ad essere già ben delineate. Se devo azzardare un ipotesi, credo che occorrano ancora almeno altri cinque anni per raggiungere il livello di qualità e i numeri che ci permettano di ottenere risultati importanti.”
E in Italia?
“In Italia stanno crescendo giocatrici importanti e le società stesse stanno lavorando su un mix ottimale tra le calciatrici straniere, anche di una certa rilevanza, e le atlete autoctone. Mi sento di portare ad esempio di questa impostazione virtuosa, l’amico Daniele Chilelli, della Lazio, che da anni sta applicando nel suo club proprio questo criterio. La Lazio è da considerarsi un’apripista, ma ci sono anche tante altre società che affiancano ragazze italiane a campionesse straniere, favorendo progressivamente la crescita delle prime e questo non può che farmi decisamente piacere.”
Esiste per David Calabria un segreto per vincere?
“Segreti, non credo di averli. E se anche se li avessi, non li svelerei sicuramente (ride)! Io credo molto nella motivazione, un fattore che ritengo determinante. La motivazione viene dal raggiungimento degli obiettivi misurabili e dalla consapevolezza e dalla esaltazione dei propri mezzi. La motivazione diventa così la colonna sonora di un bellissimo film che, senza di essa, perderebbe una grossa fetta del suo valore. Non si può definire segreto, ma la motivazione è sicuramente quella parola chiave che rappresenta un autentico valore aggiunto nella storia sportiva di una squadra e del suo progetto di crescita.”
Torniamo all’aspetto puramente tecnico. Si parla sempre più, da un po’ di tempo del portiere come “giocatore aggiunto”. Qual è la tua idea, visto che sei stato uno dei portieri più importanti del futsal italiano, sullo sviluppo nel prossimo futuro, di questo ruolo?
“Sono stato il primo portiere, come affermavano gli ex CT della Nazionale, a rivestire un ruolo moderno di sostegno al gioco. È ovvio che si sta parlando di periodi diversi, di un futsal in “bianco e nero”, ma già allora rappresentavo un embrione di partecipazione alla costruzione dell’impianto di gioco. Una variante che diventa interessante e rappresenta un valore aggiunto a patto, però, che non diventi una modalità esclusiva di gioco che, a mio parere, potrebbe, paradossalmente, così facendo, risultare penalizzante per la bellezza e l’efficacia del nostro gioco.”
Questo è David Calabria. Un innovatore, un simbolo del nostro futsal, un uomo che ha saputo fondere la preparazione tecnica e tattica alla crescita mentale degli atleti che hanno avuto la fortuna di incrociarlo e di chi, come il sottoscritto, ha avuto l’altrettanta fortuna di osservare da vicino l’uomo, l’allenatore, il formatore.
Marco Giustinelli
Direttore Forum511.it
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