Dopo le olimpiadi di Amsterdam del 1928 la FIFA decide di organizzare il primo campionato del mondo per rappresentative nazionali, si chiamerà “Coppa del Mondo” e si disputerà in Uruguay.
Circa 100 anni prima, nel 1830, l’Uruguay aveva dichiarato la sua indipendenza staccandosi dall’Argentina e aveva redatto una magnifica costituzione. L’Argentina non ci sta e, dopo anni di conflitti, nel 1846 si disputò la battaglia decisiva al confine tra i due stati, di fronte alla città di Salto. L’esercito argentino contava il doppio dei militari e sovrastava il nemico nettamente per armamenti e artiglieria. Ma gli uruguagi chiesero aiuto all’Europa e si affidarono a un giovane generale italiano, estremamente dotato dal punto di vista tattico, nonché guerriero indomabile: Giuseppe Garibaldi, il vero eroe dei due mondi. Grazie al carisma e all’abilità di Garibaldi, gli uruguaiani ebbero la meglio e costrinsero il nemico alla pace. L’Argentina non accetterà mai la sconfitta e l’astio tra i due popoli non si sopirà mai del tutto.
Così quando nel 1929 Jules Rimet chiede candidature per ospitare la Coppa del Mondo, il Sudamerica è diviso tra Argentina e Uruguay, le europee vorrebbero l’Italia, vista come forte e organizzata. L’Uruguay vuole fortemente il torneo da inserire tra le celebrazioni per il centenario della costituzione e cala l’asso dichiarando che avrebbe costruito lo stadio più grande mai visto al mondo, e, soprattutto, che si sarebbe occupato di tutte le spese sostenute dalle delegazioni partecipanti.
Fra l’altro, la nazionale uruguagia è la più forte del mondo, era arrivata alle Olimpiadi del 1924 a Parigi fra la curiosità generale, al primo allenamento in terra francese molti osservatori, anche in incognito, cercarono di capire lo spessore reale dei sudamericani ricavandone un’impressione molto modesta, facevano quasi tenerezza. Faranno dai tre ai sei gol a tutti e domineranno anche la successiva edizione dei giochi.
L’Uruguay è un paese ricco e moderno, non ci sono dubbi che manterrà gli impegni alla grande. E Rimet decide: sarà Montevideo la prima capitale del calcio aperto a tutti.
Le Europee non accettano la designazione, e partendo dall’Italia si defilano dal progetto quasi tutte le federazioni, i britannici disprezzano il professionismo e si distaccano sdegnati. Rimet è preoccupato, un mondiale senza squadre del vecchio continente non avrebbe senso, si mette quindi all’opera. La Francia è praticamente precettata, la Jugoslavia accetta con entusiasmo, si rende disponibile anche il Belgio che porterà anche il miglior arbitro al mondo, John Langenus, un bestione di due metri, capo di gabinetto del governatorato di Anversa. La quarta e ultima partecipante europea sarà la Romania, grazie al suo bizzarro re Carlo, appassionato di calcio, che impone la formazione di una squadra nazionale che rappresenti il paese nel primo Campionato del Mondo. I suoi collaboratori presentano due problemi: molti dei potenziali giocatori sono in carcere per svariate nefandezze e praticamente tutti gli altri lavorano in una società inglese che non pensa minimamente di privarsi di suoi operai per diverse settimane. Il sovrano alza il telefono, amnistia per tutti e chiamata personale ai dirigenti inglesi, a cui viene spiegato che l’unico modo di continuare a fare business in Romania è lasciare liberi i giocatori.
Nel maggio del 1930 parte da Genova il “Conte Verde” transatlantico di proprietà dei Lloyds, con destinazione Montevideo, a bordo, fra gli altri passeggeri, c’è la delegazione rumena e dopo il primo scalo in Francia, anche quella francese, quella belga e i quattro arbitri europei che dirigeranno in Uruguay. Ma nello scalo francese salirà a bordo anche il presidente della FIFA Jules Rimet che porterà nella sua cabina una statuetta d’oro raffigurante una vittoria alata, realizzata da un orafo francese allievo di Cartier, è la prima coppa del mondo e su quella nave sono in molti a sognare di alzarla…
Alla partenza la temperatura era di 25°, all’arrivo a Montevideo, dopo uno scalo a Rio per caricare la delegazione brasiliana, il termometro segna 3° e ogni tanto c’è una spruzzata di neve. Ad attendere i futuri avversari c’è la Jugoslavia che ha preferito rimanere autonoma, Stati Uniti, Argentina, Cile, Messico, Perù, Bolivia, con il suo allenatore che è anche uno degli arbitri e Paraguay. Ovviamente insieme ai padroni di casa.
Le assenze sono pesantissime, manca l’Italia di Giuseppe Meazza, la Spagna di Zamora, l’Ungheria e la Cecoslovacchia. Non c’è il “Wunderteam” austriaco di Hugo Meisl, ma il vero assente della competizione è il confronto tra il “vecchio” e il “nuovo” calcio, ovvero tra il vecchio “metodo” a piramide, con i due terzini a liberare l’area, i mediani laterali sulle fasce e il centromediano a costruire il gioco e a distruggere quello avversario, e il “sistema” nato dalla rivoluzione tattica di Herbert Chapman e del suo Arsenal. Non sapremo mai se la presenza dei maestri inglesi avrebbe scritto pagine diverse nel libro del calcio e avrebbe cambiato la storia di questo sport ma le tredici squadre presenti sono pronte a scrivere la loro parte e vengono divise in quattro gironi, tre da tre squadre e uno da quattro. All’Argentina tocca il girone da quattro, con Cile Francia e Messico. L’Uruguay avrà la Romania e il Perù. Il Brasile incontrerà Jugoslavia e Bolivia mentre nel quarto girone si affronteranno Stati Uniti, Belgio e Paraguay. Le prime di ogni gruppo si affronteranno nelle semifinali a eliminazione diretta.
Il torneo si svolgerà tutto nella città di Montevideo e nello stesso stadio, almeno questo era l’intento degli organizzatori perché alla data del 13 luglio, per la partita inaugurale, il più grande stadio mai visto, promesso al mondo, non è ancora finito. Manca poco, l’inaugurazione dell’impianto viene spostata di qualche giorno e accoglierà l’esordio dei padroni di casa contro il Perù. Intanto parte il piano B. In città ci sono altri due impianti: il “Gran Parque Central” che a guardarlo sembra uno stadio di serie D ma in cui gioca il Nacional, una delle squadre più titolate al mondo, e Il “Pocitos”, lo stadio del Penarol il cui nome deriva da una zona abitata nel ‘700 da una famiglia piemontese che l’aveva battezzata nostalgicamente “Villa Pinerolo”. La prima partita dei Campionati Mondiali Calcio si svolgerà al “Pocitos” e sarà l’inizio di un torneo incredibile.
E Anche di questo, Snoopy avrà la sua versione.
#luca_giustinelli@yahoo.it
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