Il 13 luglio 1930 comincia la straordinaria avventura della Coppa del Mondo di calcio. Per la prima e unica volta, il torneo si disputerà interamente in un’unica città: Montevideo.
Non possiamo dire che sia rappresentato veramente il meglio del calcio mondiale a causa della rinuncia delle big europee, ma il torneo fornirà ugualmente spunti tecnico-tattici molto interessanti. Tra le squadre del vecchio continente, Romania e Belgio sono assolutamente di basso livello, la Francia è un pochino più competitiva ma dovrà giocarsi la qualificazione con l’Argentina, decisamente di un altro pianeta.
La sola compagine all’altezza è la Jugoslavia. Per quanto riguarda le sudamericane, Messico, Bolivia e Perù sono al Mondiale solo per fare numero, Paraguay e Cile giocano un calcio discreto, il Brasile è ancora acerbo e disorganizzato, impiegherà diversi anni per imporsi come potenza mondiale. Gli Stati Uniti presentano una compagine molto ben organizzata, tecnicamente molto “danubiana” con un gioco fatto di scambi veloci palla a terra e rapidi capovolgimenti.
Ma tutti sanno che, a distanza di 84 anni dalla battaglia di Salto, vinta dagli Uruguaiani contro l’esercito argentino, la finale sarà Uruguay-Argentina, le due formazioni decisamente più forti di tutte.
I Padroni di casa si presentano come potenza dominante del calcio mondiale, hanno vinto dando spettacolo le ultime due olimpiadi, non hanno dovuto viaggiare e hanno dalla loro parte un pubblico ribollente.
Sono allenati da Alberto Suppicci, un preparatore atletico che la federazione incarica di guidare la “Celeste” soltanto per la rassegna iridata. Suppicci accetta con entusiasmo la responsabilità e prepara un ritiro con un accuratissimo programma di allenamenti basato principalmente sulla preparazione fisica. Condurrà con sicurezza la squadra nel torneo, valorizzando le individualità e lasciando spazio al carisma del leaders. Si defilerà in silenzio dopo la finale da primo tecnico campione del mondo con uno score di quattro vittorie su quattro partite e tornerà al suo lavoro di preparatore.
Morì nel 1981 dimenticato da tutti.
Il “director tecnico” può contare su giocatori di grande talento ed esperienza come Pedro Cea o Hector Scarone, giudicato da molti il più forte giocatore uruguagio della storia, addirittura paragonato a Pelè. Il capitano e leader indiscusso è Josè Nasazzi, figlio di emigrati lombardi, fa di mestiere l’intagliatore di marmo ha una forza fisica impressionante. I compagni lo chiamano “El Caudillo” o “El Mariscal”, per gli avversari è “El Terrible”. Uomo di poche parole è il vero trascinatore della squadra. Perno della difesa, Nasazzi interpreta il ruolo in modo straordinariamente moderno, sarà di ispirazione a tutti i grandi “Caudillos” della storia della sua nazionale, da Varela a Paolo Montero. Inventando un modo di giocare ancora oggi applicato, i movimenti di Diego Godin sono gli stessi movimenti che Nasazzi faceva ottanta anni prima. Ma la vera stella è senza dubbio Jose Leandro Andrade, la “Maravilla Negra” . Arriva al mondiale dopo aver incantato le platee europee nelle ultime due edizioni dei Giochi Olimpici. Dotato di un’eleganza sopraffina e di straordinarie doti atletiche, Andrade sembra volare sul terreno di gioco. La sua storia, raccontata da Jeorge Chagas in una straordinaria biografia dal titolo “Gloria y tormento”, trascende il calcio. Andrade nasce a Salto, la città della battaglia, da uno sciamano brasiliano che a 91 anni sposa Anastacia con cui concepirà Josè. Uno dei pochi ricordi che il ragazzo ha del padre è un unguento tratto dalle squame di alligatore, che il vecchio sciamano gli regala in punto di morte raccomandandogli di spalmarlo sui piedi prima di giocare. Non sappiamo se per doti naturali o per l’unguento miracoloso, i piedi del ragazzo si riempiono di magia. Andrade danza, dentro e fuori dal campo, sarà per anni la stella del carnevale di Montevideo, importato con la cultura europea, dove canta e balla ammiratissimo. Anche con il pallone se la cava, lo ingaggia il Bella Vista dove gioca Nasazzi. Quando si forma la spedizione per le Olimpiadi di Parigi, il “Mariscal” va dal commissario tecnico con una breve frase: “Questo è forte forte!” ovviamente viene ascoltato e Andrade incanterà il mondo con la maglia celeste.
L’Argentina interpreta il calcio più bello del mondo, è l’”Albicelestial”, ha imparato dagli inglesi come stare in campo arricchendo il gioco con una grande tecnica individuale, i giocatori argentini non amano i lanci lunghi britannici, loro con la palla ci ballano il Tango, e i “ballerini” sono di primissimo ordine. Su tutti Guillermo Stabile, “El Filtrador”. Partito come riserva di Roberto Cherro, diventerà il “Maximo goleador” del torneo con 8 reti in 4 parite. Al suo fianco c’è Manuel “Nolo” Ferreyra, capitano e condottiero del gruppo. Forte fisicamente e dotato di squisita tecnica, ha un temperamento da trascinatore e un coraggio da leone. Davanti alla difesa l’Argentina schiera probabilmente il migliore interprete del ruolo di centromediano metodista mai visto su un campo di calcio: quel Luisito Monti unico giocatore della storia a giocare due finali mondiali con due nazionali diverse. Dopo la delusione di Montevideo, “Mumo” vincerà a Roma quattro anni dopo con l’Italia di Vittorio Pozzo. Ovviamente anche lui figlio di italiani, fa il pastaio nella vita. A un piede educatissimo abbina un temperamento che gli vale il nomignolo di “Carnicero”, macellaio. Spesso le squadre avversarie, uscivano dal campo in inferiorità numerica dopo la “cura Monti.
Il nuovo stadio non è ancora agibile e la prima partita si gioca sul campo del Penarol e la Francia batte agevolmente il Messico. Il primo gol della storia della Coppa del Mondo lo segna Lucien Laurient, un operaio della Peugeot che ha preso un permesso per disputare il mondiale.
Nei vari gironi si impongono facilmente Stati uniti e Jugoslavia che manda a casa un presuntuoso Brasile e una Bolivia che fa tenerezza allenata da un certo Saucedo che fa parte anche della squadra arbitrale.
Le favorite partono piano, l’Argentina esordisce contro la Francia, Monti manda fuori in barella il povero operaio della Peugeot e a dieci dal termine azzecca una gran punizione portando avanti l’”Albiceleste”. Poco dopo l’attaccante francese Langiller si presenta solo in area ma prima che potesse calciare in porta o servire il compagno Maschinot, liberissimo anche lui, l’arbitro Brasiliano Rego fischia la fine del match con oltre sei minuti di anticipo. Si scatena il caos, i Francesi rincorrono l’arbitro, gli spettatori uruguaiani invadono il campo aggredendo i giocatori argentini che esultavano. Soltanto l’intervento della polizia a cavallo riporta l’ordine. La partita riprende ma gli ultimi minuti risulteranno inutili.
Nella seconda partita l’Argentina si diverte con il Messico in una partita surreale arbitrata da quel Saucedo che si dimostra essere, oltre a un pessimo allenatore, anche un pessimo arbitro. Il Boliviano fischia quattro o cinque rigori (le fonti non concordano), di cui almeno tre visti soltanto da lui. A quei tempi non esisteva il dischetto del rigore e l’arbitro posizionava la palla più o meno al centro della porta calcolando la distanza a passi. Probabilmente il direttore di gara aveva un passo particolarmente ampio, gli osservatori presenti ricordano la palla posizionata a quattordici o quindici metri dalla porta. Risultato: solo un penalty realizzato e gli argentini vincono 6-3.
L’Argentina ha un problema con le relazioni con i paesi confinanti. Malino con l’Uruguay, male con il Brasile, malissimo con il Cile. Prossima decisiva partita del girone: Argentina-Cile. Rimet si affida a John Langenus, il miglior arbitro al mondo, il solo che, per carisma e stazza fisica, può tenere in pugno il match. Al termine l’arbitro belga dichiarerà: “Avrei dovuto espellerli tutti e ventidue!” non ne espelle nessuno. Stabile fa doppietta in tre minuti, il Cile accorcia immediatamente con Subiabre. A quel punto “Carnicero” Monti pensa di fermare il Cileno Villalobos con un intervento da codice penale, conseguente rissa furiosa sedata dalla polizia richiamata dall’arbitro. All’inizio della ripresa M.Evaristo fissa il risultato sul 3-1 per l’Argentina.
Anche l’Uruguay fatica. Prima partita contro il modesto Perù. Viene inaugurato il più grande stadio del Mondo nel giorno del centenario della proclamazione della Costituzione. Il cemento è ancora fresco e, ancora oggi si possono leggere frasi impresse di carattere calcistico ma anche di carattere romantico-anatomico. La tensione è altissima. I giocatori non la controllano. Il grande Scarone ha una crisi di nervi, va in lacrime dal capitano e gli dice che non ce la fa. Nasazzi, non fa una piega e dice soltanto ad alta voce: ”Hector!”. Hector è Hector Castro, da ragazzino lavorava in una falegnameria, e aveva perso una mano per un incidente sul lavoro. Il suo primo pensiero non fu tanto il dolore immenso, ma la domanda: “Può esistere un giocatore monco?”. Il ragazzo ha un fisico eccezionale e lavora per trovare un nuovo equilibrio. Continua a giocare e cresce fino alla nazionale e alla convocazione per la Coppa. Sa di avere davanti un mostro sacro ma quando sente il suo nome non ha esitazioni.
La partita è difficile, l’Uruguay gioca contratto e il Perù mostra grinta e una buona tecnica di base opponendo una resistenza al limite dell’eroismo. Il portiere Pardòn para l’impossibile ma al 60°, Castro riceve da Cea e incrocia sul secondo palo. Può esistere un giocatore monco? Può esistere. E anche segnare allo stadio “Centenario” il primo gol della sua nazionale alla Coppa del Mondo di calcio. Finirà così 1-0 per l’Uruguay.
La seconda partita è una formalità, Suppicci cambia tutto l’attacco e batte 4-0 la Romania.
Qualificate per le semifinali: Argentina, Jugoslavia, Uruguay e Stati Uniti. La formula prevede un sorteggio integrale ma tutti sanno che le due regine non si sarebbero incontrate. Infatti le palline escono dall’urna nell’esatto ordine in cui sono state numerate, sarà Argentina-USA e Uruguay-Jugoslavia.
Ormai le favorite volano e le semifinali sono solo un’esibizione di forza. Doppio 6-1.
Allo stadio “Centenario”, il 30 luglio 1930, per la prima volta verrà alzata la Coppa del Mondo. Sarà la finale più bella e più attesa.
E anche di questo, Snoopy avrà la sua versione...
#luca_giustinelli@yahoo.it
Aggiungi commento
Commenti