I giochi olimpici del ‘36, ovviamente molto discussi e criticati, furono una grande occasione di propaganda per il regime e per il suo Fuhrer che mostrarono al mondo una Germania nuova, unita e forte, mascherando le politiche antisemite e razziste e il crescente militarismo.
Tuttavia le 89 medaglie vinte dai tedeschi, di cui 33 d’oro, furono vinte sostanzialmente con merito. Gli atleti tedeschi furono agevolati da quello che passò alle cronache come “dilettantismo di stato” per cui, mentre gli atleti dilettanti di tutto il mondo andavano a lavorare per sopravvivere, i tedeschi per mesi si prepararono dedicandosi esclusivamente e intensamente alla preparazione delle proprie gare. Questo, insieme ovviamente a un ambiente molto favorevole, diede una spinta in più ai tedeschi.
Vorrei però parlare della più clamorosa ingiustizia arbitrale dei giochi, che non riguardò i padroni di casa e si verificò nel torneo di calcio, con la nazionale tedesca già fuori per mano dei volenterosi dilettanti norvegesi.
Nel Herta Platz di Berlino, si incontrarono Austria e Perù per i quarti di finale.
I peruviani furono tra i pochi a schierare il meglio del loro calcio, una squadra fortissima futura vincitrice della Coppa America. L’Austria non era più il Wunderteam di Mattias Sindelar ma era pur sempre una compagine tecnicamente eccellente sotto la guida del grande Hugo Meisl,l’artefice di quel miracolo tecnico-tattico, affiancato da Jimmy Hogan.
Questa la cronaca:
primo tempo dominato dagli austriaci che segnano due volte.
Nella ripresa i sudamericani provano a crescere e segnano grazie a un infortunio del portiere e, nei minuti finali pareggiano e portano la partita ai supplementari.
Da questo momento la storia dipende, come disse un noto giornalista, dal continente in cui viene raccontata, Nonostante fosse una delle edizioni più filmate della storia, non esistono immagini del match.
Ai peruviani vengono annullate due reti , per qualcuno addirittura tre. Ma poco dopo l’arbitro non può non convalidare il terzo gol dell’idolo andino Lolo Fernandez.
All’ultimo secondo della partita, il Perù segna ancora e festeggia con la panchina l’accesso in semifinale.
L’incontro viene sospeso.
Il comunicato ufficiale recitò che “alcuni fatti avevano impedito il regolare svolgimento dell’incontro”.
Alcuni cronisti riportarono e scrissero di aver visto diverse centinaia di tifosi sudamericani entrare in campo “armati di bastoni, coltelli, e persino una pistola”. Si favoleggiò di giocatori picchiati e di arbitri minacciati.
La Fifa, incaricata dal comitato olimpico della gestione del torneo di calcio, organizzò un incontro a cui la delegazione peruviana non partecipò, ufficialmente ritardata da una manifestazione di piazza, e decise la ripetizione del match.
Il Perù non si presentò alla ripetizione e gli austriaci, vincitori a tavolino, batterono la Polonia in semifinale per poi perdere con gli azzurri di Vittorio Pozzo in finale.
Il comitato olimpico peruviano decise di far rientrare immediatamente tutti gli atleti di tutte le discipline, probabilmente obbligati dal presidente Oscar Bienvenides che su questa vicenda costruì la sua rielezione.
I media si scatenarono nei due sensi. Fu scritto che il regime impose la ripetizione, che Hitler, presente allo stadio, non avrebbe permesso che una squadra di negri eliminasse la sua Austria.
In Perù scoppiarono disordini fomentati da Bienvenides che gridava al complotto. Furono assaltate le ambasciate di Germania e Norvegia, patria dell’arbitro, e bruciate le rispettive bandiere mentre i giocatori furono accolti trionfalmente.
In realtà il Fuhrer non si interessò minimamente alla vicenda, aveva purtroppo altre priorità rispetto a presenziare a una partita in uno stadio minore. E i giocatori di colore erano soltanto tre di cui uno solo in campo. Difficile peraltro immaginare centinaia di tifosi peruviani presenti a Berlino che invadono il campo armati, nell’ultimo minuto di una partita vinta.
Una vicenda brutta, che offende lo sport da qualsiasi punto di vista la si guardi.
In questo caso, i responsabili dell’informazione neanche condizionati direttamente dal potere politico, da parte tedesca hanno avuto un atteggiamento servile non richiesto inventando scenari inverosimili, dall’altra, ipotizzando complotti di palazzo, altrettanto inverosimili, hanno fornito spunti per strumentalizzazioni politiche anche violente.
Nel mezzo l’istituzione sportiva che, invece di salvaguardare i valori dello sport, mette in scena una farsa senza senso.
Anni dopo, il grande scrittore Eduardo Galeano riprese la vicenda con enorme enfasi, “Dovete narrare ai vostri figli”, soleva dire Galeano, che “appartenete a un Paese che ha umiliato Hitler”.
Ognuno ha la sua versione, voi avete letto la mia, la versione di Snoopy...
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