Ragazzi miei, che tempi quelli di Miro Klose. Un raggio di sole purissimo in mezzo alle nostre solite tempeste societarie. Oggi che siamo qui a consumarci il fegato, a protestare sotto la presidenza per una gestione che ci svuota l'anima, ripensare a quel fenomeno tedesco ci fa capire cosa meritiamo davvero.
Miro è sbarcato a Formello in silenzio, quasi scusandosi, nell'estate del 2011. Sembrava un vecchietto a fine corsa venuto a svernare. Invece ha ridisegnato la nostra storia recente con l'umiltà dei grandissimi. Altro che i parametri zero svogliati che ci rifilano oggi in questa contestazione infinita contro la presidenza.
Il primo aneddoto pazzesco che mi viene in mente dimostra l'uomo prima del campione. Derby d'andata del 2011, Reja in panchina. Novantatreesimo minuto, assist al bacio di Matuzalem e Miro la butta dentro sotto la Nord. Lì è crollato lo stadio, è crollata la città. Abbiamo pianto tutti.
La sera stessa, sapete che fa questo gigante? Niente ristoranti di lusso o serate VIP. Torna a casa a Olgiata, si mette la tuta e va a fare la spesa al supermercato del quartiere tra i cassieri increduli. Klose era questo: un impiegato del gol, devastante in campo ma normalissimo fuori.
Poi c'è la perla assoluta di Napoli, anno 2012. Segna di mano, l'arbitro convalida ma i giocatori del Napoli protestano. Miro va dal direttore di gara e dice: "L'ho presa con la mano, annulla". Roba da fantascienza per il nostro calcio cinico. Un esempio di lealtà monumentale.
Vogliamo parlare del 26 maggio 2013? La finale delle finali contro la Roma. Miro non ha segnato quel giorno, ma nello spogliatoio ha preso in mano i ragazzi. Ha trasmesso quella calma teutonica che ci ha permesso di alzare la Coppa in faccia a loro, entrando nel mito eterno.
Oggi guardiamo quel passato e ci piange il cuore. Chiediamo rispetto per la maglia, chiediamo investimenti e serietà, non le solite promesse. Klose ci ha dimostrato che essere della Lazio è una cosa grande. Meritiamo campioni così, non questa costante agonia. La nostra lazialità non si tocca.
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