Ho sempre amato tantissimo il calcio inglese, i suoi stadi mitici sempre traboccanti di entusiasmo, l'ironia senza eguali e la passione delle tifoserie. Ma soprattutto ho amato lo spirito che ha sempre animato ogni partita di una squadra britannica e che rende ogni singolo match un'esperienza degna di essere vissuta.
Sono cresciuto con il Liverpool di Kevin Keegan, con il Nottingham Forrest di Brian Clough e poi l'Aston Villa di Gary Show e di nuovo il Liverpool di Ian Rush. Ho visto nascere lo straordinario United di sir Alex Ferguson, gli invincibili di Arsène Wenger, fino al City di Guardiola. Squadre straordinarie, tecnici visionari e interpreti indimenticabili, Trevor Francis, Paul Ince, "Gazza" Gascoigne, David Beckham, Steven Gerrard e Frank Lampard, ma anche "adottati" come Erik Cantona o Thierry Henry, Dennis Bergkamp o Robin Van Persie, diventati icone di quel calcio. Squadre e uomini caratterizzati nei decenni da un'identità precisa e riconoscibile, da una mentalità che diventa valore. Negli anni le squadre inglesi hanno giocato in tantissimi modi, adottando i più vari accorgimenti tattici e strategici, ma sempre il loro calcio è stato propositivo e coraggioso, a prescindere dall'avversario o dal risultato, e i tecnici che le hanno guidate, sia in Premier che in nazionale, anche se provenienti da un calcio differente, si sono calati in quello spirito. Guardiola, Klopp, Wenger, Erickson, Fabio Capello. Persino il Leicester dei miracoli di Claudio Ranieri, che per necessità aspettava la prima mossa dell'avversario, sviluppava una manovra offensiva sfacciata, fluida e veloce. L'immagine rimasta di quel miracolo sportivo sono i dribbling di Riyad Maherz e i gol di Jamie Vardy.
Per questo vedere la nazionale inglese in un Campionato del Mondo completamente snaturata, privata della sua anima, per me è stato un vero e proprio sacrilegio. Quello che ha fatto il tecnico Tuchel è stato imperdonabile e inaccettabile. Il presuntuoso e, a mio parere, sopravvalutato allenatore tedesco ha sacrificato al Moloch del risultato la cultura sportiva di un popolo. È vero, l'Inghilterra ha superato la semifinale in un mondiale una sola volta e sessant'anni fa, ma vederla giocare così svuotata e impaurita spezza il cuore. Tuchel ha sbagliato tutto, ha lasciato a casa, tra gli altri, Phil Foden e Cole Palmer, due tra i giocatori più talentuosi del panorama calcistico. Ha schierato formazioni prudenti anche di fronte ad avversari modesti. Nonostante il traguardo storico della semifinale, l'Inghilterra non ha mai proposto un gioco fluido e piacevole e soltanto il talento puro di Bellingham, sostituito ripetutamente senza motivi apparenti, e l'esperienza di Kane hanno limitato la figuraccia. Bukaio Saka, il miglior esterno offensivo dell'ultima Premier, sempre in panchina, per schierare la sua riserva nell'Arsenal. Il capolavoro nella semifinale con l'Argentina: dopo il vantaggio, piuttosto casuale, gli inglesi smettono di giocare a calcio. Il tecnico tedesco manda in campo tutti i difensori a disposizione per difendere il minimo vantaggio. Per tutto il secondo tempo abbiamo assistito al pietoso spettacolo di una squadra gloriosa rinchiusa nella propria area ad aspettare inerme il proprio destino. Ma non si può modificare impunemente un'identità centenaria, gli inglesi così non ci sanno giocare, non sono in grado neanche di pensare un calcio del genere. E l'Argentina ne ha fatto un boccone e soltanto sfortuna e imprecisione hanno impedito a un'Inghilterra completamente spaesata di tornare a casa con una batosta epocale.
Paradossalmente, lo spirito combattivo e mai domo del calcio inglese nel torneo lo abbiamo ammirato, attraverso quegli interpreti che respirano quotidianamente la cultura britannica. Lo abbiamo incontrato nella Spagna di Rodri, nella rivelazione Norvegia di Halland e Odegard, nei gol in extremis di Gabriel Martinelli e Mikel Merino, nella tecnica instancabile di Doku, nel coraggio di Enzo Fernandez. Perché nessun tecnico, per quanto ottuso e presuntuoso, può cancellare quella cultura che da oltre un secolo ha contribuito, e ancora oggi contribuisce più di tutti, a rendere il calcio lo sport più bello del mondo.
#luca_giustinelli@yahoo.it
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