E’ terminato il campionato del mondo. La finale è stata vinta dalla Spagna che ha battuto l’Argentina.
Ed è giusto così.
È giusto perché la Spagna è stata superiore in tutto.
È giusto perché la Spagna ha mostrato un bel calcio e l’Argentina no.
È giusto perché la Spagna ha giocato a calcio e l’Argentina no.
È giusto perché la Spagna è arrivata in finale grazie all’organizzazione e alla qualità mentre per l’Argentina il gioco è sempre stato il piano B nonostante abbia mostrato a tratti potenzialità tecniche importanti.
Gli spagnoli non erano la squadra più forte, resto dell’idea che la Francia avesse la rosa migliore e abbia mostrato il calcio più brillante, ma gli Iberici, con umiltà e programmazione, da anni mettono in fila tutti. Hanno vinto tutte le partite dell’ultimo Europeo e in questo Mondiale hanno pareggiato soltanto con il Capo Verde nella prima partita, per una preparazione che prevedeva una crescita progressiva durante il torneo.A differenza della Francia, che evidenziava un potenziale offensivo terrificante, la Spagna ha mostrato una solidità difensiva granitica, un solo gol subito nel mondiale e soltanto 8 tiri nello specchio. Una striscia record di inviolabilità della porta, ma soprattutto un grande equilibrio tra i reparti e una qualità di altissimo livello. Un gruppo con qualche stellina ma formato fondamentalmente da giocatori normali, che prima di oggi non venivano neanche riconosciuti in strada, come Oyarzabal, campione europeo con gol decisivo, Alex Baena, campione eropeo under 21, Fabian Ruiz, un campionato europeo e due Champions League. Un mix tra ragazzini terribili e giocatori esperti ed equilibrati. Risultato: un Mondiale in crescendo, dopo Capo Verde, vittoria facile con i Sauditi e di misura con l’Uruguay di Bielsa. Poi di nuovo facile sull’Austria. Agli ottavi arriva Cristiano Ronaldo e ai quarti il Belgio che interrompe l’imbattibilità di Unai Simon nell’unico momento di presunzione degli spagnoli. Ma ormai la “Roja” non perde un colpo e aspetta la favorita Francia in semifinale. Partita perfetta. Funziona tutto, resta l’ultimo atto: Leo Messi e la sua leggenda.Di là c’è l’Argentina. Più mediatica, amata dagli americani e dal loro presidente, il percorso è agevole e agevolato, il girone è semplice e permette a Messi di segnare molto e di fare scrivere grossi titoli: Algeria, Austria e Giordania non sono il massimo ma gli argentini fanno il loro dovere. Con Capo Verde inizia la sofferenza, i tempi regolamentari non bastano, serve tutto il secondo tempo supplementare e un autogol di Borges per vincere di misura. Negli ottavi iniziano le sviste. L’Egitto va in vantaggio di due gol, ne avrebbe fatto anche un terzo ma l’arbitro, sollecitato dal VAR, annulla per un discutibile fallo in partenza. L’Argentina non molla e rimonta segnando un gol con un’azione che inizia con lo stesso intervento sanzionato agli egiziani. Due pesi e due misure. Bravi Messi e compagni a crederci e passaggio ai quarti contro la modesta Svizzera. Di nuovo pareggio al 90° e vittoria ai supplementari. Finalmente, in semifinale, arriva una nazionale tra le prime 20 del ranking, l’Inghilterra è una buona squadra e lo dimostra per tutto il primo tempo, che gli argentini dovrebbero finire in 8 o 9 ma in cui il primo ammonito è un inglese. L’arbitro permette di tutto, calci, pugni, ma non sarebbe comunque bastato se gli Inglesi, passati in vantaggio, non fossero usciti di fatto dal campo lasciando la finale agli avversari.Con la Spagna bastano i numeri: 21 tiri a 0. Registriamo per la cronaca il solito gol annullato per il solito fallo che non vale per gli argentini.L’Argentina è stato un raro esempio di antisportività. In campo il comportamento è stato provocatorio e violento in modo evidentemente premeditato. Sono sempre entrati in campo pensando a picchiare e a innervosire gli avversari, poi se si mette male, proviamo a giocare. Con i piccoli ha funzionato, anche grazie a qualche distrazione arbitrale, gli inglesi ci sono cascati in pieno, anche grazie a qualche grossa distrazione arbitrale. Gli spagnoli sono scesi in campo preparati e sicuri. Non sono mai caduti nelle provocazioni, non hanno mai reagito ai colpi vigliacchi. L’atteggiamento degli argentini, senza una sponda, è apparso francamente patetico. Giusta e ovvia conseguenza è stata la sacrosanta espulsione di Enzo Fernandez.Gli Spagnoli hanno rischiato, la sterilità offensiva, un po’ di nervosismo, l’ansia di non vincere una partita stradominata, potevano giocare un brutto scherzo, ma alla fine giustizia è stata fatta. Se fosse stata premiata la poca sportività degli argentini in una partita in cui in più di 120 minuti, non sono mai riusciti a inquadrare lo specchio della porta, sarebbe stato un delitto oltre che un record. Poca sportività confermata anche nel dopo partita, con i patetici tentativi di rissa e con l’immagine bruttissima dei giocatori che durante la premiazione si voltano verso il pubblico negando il giusto omaggio ai vincitori.Un capitolo a parte merita Lionel Messi. Non ritengo che abbia disputato un mondiale straordinario, ha camminato per il campo, si è divertito con le squadrette ed è scomparso progressivamente mano a mano che l’avversario cresceva. Non pervenuto nella finale. Tuttavia è stata l’unica nota lieta della sua squadra, a quasi 40 anni, si è dimostrato il solo argentino che ha sempre provato a proporre calcio, che ha provato a uscire dall’anticalcio della sua squadra. È stato super protetto e anche se starnutiva telecronisti e giornalisti vari si gettavano a terra urlando, ma la qualità, il tocco magico, gli scatti che lasciano fermi gli avversari, la palla incollata al piede, ci hanno ricordato di essere di fronte a una leggenda che ha segnato il calcio degli ultimi vent’anni. La riflessione è che Leo si è svegliato troppo tardi per la sua nazionale. Se avesse avuto la stessa dedizione quando aveva come compagni Aguero, Di Maria, Higuain, Tevez, avrebbe fatto diventare la sua nazionale una meraviglia irripetibile e non avrebbe avuto bisogno di aiuti per vincere i mondiali.In un mondiale in cui sono stati chiamati e pagati profumatamente importanti tecnici di club come il nostro Carletto Ancelotti, Tuchel, Nagelsmann, sulle panchine della finale c’erano due allenatori federali, accolti con scetticismo dai rispettivi ambienti. De La Fuente arrivava dopo Del Bosque,Lopetegui, Luis Enrique e sembrò una scelta provvisoria. Ancora più provvisorio apparve l’incarico a Lionel Scaloni ma la scelta del progetto federale alla fine ha pagato. Luis De La Fuente ha allenato i suoi ragazzi in tutte le giovanili, a parte Yamal e Cubarsi che le giovanili non le hanno fatte e Laporte che le ha fatte in Francia prima di scegliere la Spagna. Li conosce benissimo, sa come parlare loro, conosce i loro punti di forza e i le loro debolezze. E i ragazzi si fidano di lui e sono cresciuti giocando sempre allo stesso modo. I tecnici federali conoscono l’ambiente della nazionale, i suoi tempi, le sue criticità, sono abituati a creare un gruppo in poco tempo e a conservarlo a distanza.Forse anche per le scelte di casa nostra qualche riflessione dovremmo farla...
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