La versione di Snoopy: IL TROFEO MALEDETTO

Pubblicato il 29 luglio 2026 alle ore 11:15

Il primo trofeo messo in palio per i vincitori di un campionato del mondo di calcio, fu realizzato nel 1928 da un orafo francese allievo di Cartier, Abel Lafleur, e rappresentava una Vittoria alata in oro massiccio che sorreggeva una coppa decagonale, il tutto su un basamento di lapislazzuli a base ottagonale. Il trofeo venne inizialmente denominato semplicemente “Coppa del Mondo” ma dal 1946, prese il nome di “Coppa Jules Rimet” dal nome del presidente della FIFA che ideò e realizzò il Campionato del Mondo per squadre nazionali. La federazione internazionale stabilì che il trofeo sarebbe stato conservato dai campioni del mondo fino al Mondiale successivo e poi restituito. La prima squadra che avesse vinto tre Campionati del Mondo avrebbe tenuto la coppa definitivamente

Il trofeo ha avuto una storia avventurosa e tormentata, con un epilogo ancora avvolto nel mistero. Dopo il primo viaggio a Montevideo nel 1930, la coppa è tornata in Europa ed è rimasta in Italia dopo le vittorie azzurre del ‘34 e del ‘38. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, le competizioni internazionali vengono sospese e la coppa viene custodita dalla federcalcio italiana in una banca romana. Durante l’occupazione nazista, i tedeschi, che vedevano aspetti esoterici e Sacri Graal ovunque, si interessano al trofeo. Il presidente della federcalcio e vicepresidente FIFA Ottorino Barassi, preoccupato, fa prelevare segretamente la coppa e la nasconde nella sua abitazione di piazza Adriana. I tedeschi chiedono il trofeo che, in un primo momento viene protetto dalla meravigliosa macchina burocratica italiana. In federazione comunicano che la coppa è depositata nella banca romana, la banca conferma di avere avuto in custodia il trofeo per alcuni anni ma che è stato ritirato qualche tempo prima. I nazisti chiedono chiarimenti ai vertici federali che affermano che la coppa dovrebbe averla in custodia il CONI insieme a tutti i trofei sportivi. Il CONI sostiene che non gli risulta alcun trofeo oltre a quelli olimpici. I Tedeschi si spazientiscono e mandano la Gestapo a perquisire tutte le sedi. Alla fine arrivano anche a perquisire le abitazioni dei dirigenti compresa quella di Barassi. La coppa è nascosta sotto il letto del presidente in una scatola di scarpe. I soldati mettono a soqquadro la casa ma, miracolosamente, non trovano il trofeo. Qualcuno, anni dopo parlò veramente di miracolo e di una presunta invisibilità momentanea del trofeo. Mario Pennacchia nel suo libro sul generale Vaccaro, sostiene che, durante la perquisizione, Barassi avrebbe passato dal balcone la coppa al generale che viveva a fianco, i tedeschi sarebbero entrati anche nell’appartamento di Vaccaro che li avrebbe accolti nel suo studio dove campeggiava un’affettuosa pergamena di Hermann Goering al cospetto della quale i soldati si sarebbero ritirati in buon ordine. In ogni caso la coppa è ancora in mano al presidente Barassi che, comprensibilmente preoccupato di ulteriori sviluppi, la spedisce nel foggiano, a Torremaggiore, presso suoi parenti, dove rimarrà nascosta fino alla fine del conflitto in un barile di olio d’oliva. Nel 1946 Barassi riconsegna la coppa alla FIFA in Lussemburgo. Con la ripresa delle gare, il trofeo ricomincia a viaggiare al seguito dei campioni del mondo, Uruguay, Germania Ovest e poi Brasile che vince le edizioni del ‘58 e del ‘62. Il Mondiale del 1966 viene assegnato all’Inghilterra, e la federazione brasiliana, come da prassi, consegna nella primavera di quell’anno, la coppa ai colleghi britannici che, nel contesto delle iniziative per la promozione del torneo, decidono di esporla all’interno di una grande mostra di francobolli con sezioni dedicate alla Coppa del Mondo.

Il giorno dopo l’apertura della mostra, il 20 marzo, le guardie trovano una porta sul retro smontata e la teca che ospitava la coppa vuota. Panico totale. La stampa internazionale si scaglia contro l’organizzazione inglese accusandola pesantemente di incompetenza e superficialità. I più arrabbiati sono i brasiliani, che cullano il sogno realistico di vincere per la terza volta il torneo e tenersi la coppa definitivamente. Scotland Yard non sa che pesci pigliare.

Il giorno successivo al furto, arriva una telefonata di un certo “Jackson” al presidente della federazione inglese e del Chelsea, Joe Mears, preannunciando l’arrivo di un pacco nella sede del Chelsea. Qualche ora dopo il pacco arriva, ma a casa del presidente, e contiene il rivestimento della parte superiore della coppa e una richiesta di riscatto di 15.000 sterline in banconote di piccolo taglio, cifra peraltro piuttosto modesta, l’oggetto era assicurato per il doppio. Seguono dettagliate istruzioni sullo scambio e la condizione tassativa di non allertare la polizia, pena la fusione della statuetta. Mears si precipita a Scotland Yard. I poliziotti londinesi preparano una trappola e quando il presidente si presenta all’appuntamento è accompagnato da due suoi “assistenti” e porta una valigetta piena di carta con solo il primo strato visibile formato da banconote. L’incontro avviene al Battersea Park di Londra e “Jackson” sembra abboccare, prende la valigetta e chiede ai suoi interlocutori di seguirlo dal possessore della coppa. Durante il tragitto però nota un furgone che riconosce, si insospettisce e tenta di fuggire ma viene raggiunto e arrestato. Alla stazione di polizia il malvivente risulta essere Edward Betchley, 47 anni con precedenti per furto. L’uomo nega però di aver rubato la coppa, sostenendo di essere stato incaricato da un misterioso individuo presentatosi come “Il palo”, di organizzare lo scambio in cambio di 500 sterline. Dal duro interrogatorio i poliziotti non riescono a ricavare altre informazioni. Si torna al punto di partenza e gli inglesi, brancolando nel buio, incaricano un gioielliere londinese di eseguire una copia perfetta della coppa in bronzo dorato.

Il 27 marzo David Corbett, un distinto signore appassionato di calcio e grande tifoso del Crystal Palace, esce da casa per raggiungere un cabina telefonica e telefonare al fratello che sta per avere un figlio. Ha con sé Pickles, un bastardino piuttosto vivace. Il cane sfugge al padrone e si infila tra l’automobile del vicino di casa di Corbett e una siepe. Quando Corbett arriva a recuperarlo, nota un involucro nascosto sotto la siepe. In quegli anni la minaccia terroristica dell’IRA è molto forte, e la prima reazione è di allontanarsi velocemente, ma la curiosità prevale e l’uomo prende l’involucro e lo scarta con cautela. La prima cosa che nota è una targhetta con dei nomi incisi: Uruguay, Brasile, Germania Ovest, poi piano piano una testa di donna… Corbett non ha dubbi e corre a casa urlando alla moglie di aver trovato la Coppa del Mondo, prende l’auto e si precipita a Scotland Yard. La coppa è recuperata con grande sollievo di tutti ma il caso è tutt’altro che risolto, Betchley era in prigione quando la coppa è stata nascosta, quindi chi è il ladro? Inizialmente, non avendo altre piste, si sospetta di Corbett, che piuttosto sdegnato fornisce alibi inattaccabili per tutte le fasi della vicenda, poi con l’inizio del torneo e, in seguito, con la vittoria inglese, la vicenda passa gradualmente in secondo piano fino a sparire dalle cronache. Betchley fu condannato per estorsione ma non fu possibile dimostrare la sua partecipazione al furto. I punti oscuri rimasero tanti, e le ipotesi fioccarono. Perché lasciare la coppa sotto una siepe? Siamo sicuri che non fosse una copia? Quale è stato il vero ruolo di Edward Betchley?

Mezzo secolo dopo, Tom Pettifor, giornalista del Daily Mirror, indagando su un furto da 14 milioni di sterline, si imbatte in una pista inaspettata, una fonte della malavita londinese afferma che dietro al furto della coppa, c’era un noto lestofante conosciuto come Sidney Coo e soprannominato Mr. Crafty, morto di cancro dieci anni prima. Tom cerca di approfondire e scopre che il vero nome di Coo è Sidney Cugullere, riesce a contattare un suo vecchio amico e, in seguito Gary, il nipote di Sidney, figlio di suo fratello Reg, morto anche lui. I due, ascoltati separatamente, concordano su una storia incredibile: Sidney avrebbe rubato la coppa per il gusto di farlo, non per il suo valore ma per dimostrare di esserne capace e soprattutto per essere il primo inglese a sollevare il trofeo. Si sarebbe nascosto nella sala insieme al fratello Reg e avrebbe tagliato la teca e trafugato la coppa, si sarebbe poi accordato con Betchley e, dopo il fallito scambio e l’arresto del complice, avrebbe abbandonato il trofeo per evitare rischi. Pettifor non è del tutto convinto ma guardando alcune foto del funerale di Sidney, nota qualcosa di particolare, le corone sono disposte inconfutabilmente in modo da formare una sagoma, quella della Coppa Jules Rimet.

Nel 1970 il Brasile vince finalmente il terzo mondiale e orgogliosamente si porta a casa la coppa. Ma le avventure non finiscono, nel 1983 la coppa sparisce di nuovo, alcuni uomini entrano nella sede della federcalcio brasiliana, legano gli agenti di sorveglianza e portano via il trofeo. Tutto il paese è in fibrillazione, a partire dal governo. Vengono emanati proclami sul sacrilegio patriottico e promesso denaro a chiunque fornisca indicazioni per il ritrovamento della coppa. Antonio Setta, un noto scassinatore, contatta la polizia affermando di essere stato contattato per partecipare al furto, proposta sdegnosamente rifiutata per il suo spirito patriottico, e denuncia Sergio Pereira Ayres, il decoratore José Luis Rivera e l’ex detective Francisco José Rocha come autori del furto e José Carlos Hernàndez, trafficante d’oro di origine argentina che avrebbe provveduto a fondere la statuetta. La polizia procedette agli arresti ma non riuscì mai a provare la loro colpevolezza. La coppa non fu mai ritrovata e venne dichiarata ufficialmente distrutta. Hernàndez, nella sua deposizione, negando di aver partecipato al furto e tantomeno di aver fuso la coppa, dichiarò che a lui risultava che il furto fosse stato commissionato da un miliardario italiano e che la coppa giaceva in una collezione privata in Italia. Nessuno lo ascoltò.

Il trofeo ebbe sempre un’aura sinistra intorno. Al collegamento con Adolf Hitler e il suo nazismo magico, si unì una serie di morti violente delle persone collegate alla coppa.

Edward Betchley, il ricattatore, morì pochi anni dopo per un improvviso enfisema.

Sidney Cugullere, il presunto esecutore del furto, per un brutto cancro.

Joe Mears, il presidente della F.A. fu stroncato da un infarto nel giugno del ‘66.

Antonio Setta, lo scassinatore collaboratore, morì in un incidente d’auto nel 1985 

Francisco José Rocha fu assassinato in un bar.

Persino il cane che ritrovò la coppa, Pickles, inseguendo un gatto, rimase impigliato con il guinzaglio tra i rami di un albero e morì impiccato 

Ma il mondiale inglese fu anche giocato, e bene anche. Ma anche per la parte sportiva si parlò di furti. Ma questa è un’altra storia, anzi, un’altra versione…

 

Libro consigliato:

Christian Cesarini “Swinging football. Storia e aneddoti della Coppa Rimet 1966” - Kenness Publishing 2020

 

Film consigliato:

Rimet – L’incredibile storia della Coppa del Mondo” Italia – 2010

 

Canzone consigliata:

The Rolling Stones “Paint It, Black” GB - 1966

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